Ritorno a Stars Hollow

Insomma aspetto il 25 novembre come se non ci fosse un domani. Mi abbono a Netflix, ufficialmente per vedere Narcos sia chiaro – che fa figo e non impegna – ma di base non faccio altro che aspettare con ansia le voci di Lorelay e Rory che pazzamente si riconcorrono nella cornice di un Connecticut in cui l’autunno è sempre rosso e le ciambelle sono sempre calde.

Wifi, smartphone, madri surrogate, car sharing, cyber stalking. L’invasione dei sud-americani, un accenno alla Brexit, l’orgoglio gay, la coppia lesbo, la terapia.

Mitico. Ma anche no.

Una Mamma per Amica è il ricordo senza tempo della fine degli anni ’90 e dell’inizio del 2000 fino al sogno americano di Obama. È la fotografia di un mondo in cui tutto iniziava ad andare veloce ma Facebook era una cosa fichissima che usavamo in pochi e per farlo dovevamo essere al pc. Una Mamma per Amica è l’adolescenza di tutte quelle ragazze nate a metà anni ’80 che oggi di anni ne hanno 30 e stanno ancora cercando di capire quando è successo di preciso, tra un pin e un filtro di instagram.

Nonno Gilmore, insieme a tanti dei nostri nonni, si è spento e la sua assenza si fa sentire. Il volto di Lorelay assomiglia a quello di tante nuove 50enni che tra acido ialuronico e botulino hanno abbandonato la spontaneità delle loro espressioni. Non rimane nulla del suo sorriso dolce, mentre Rory sembra uscita dal Diavolo veste Prada e Logan è la brutta copia di Chuck Bass. Perché, le cose sono andate avanti anche in TV.

Sullo sfondo Stars Hollow. I nostri sogni da bambine, il ricordo caro e confortevole di una casa che non cambia mai mentre tutto intorno si muove sempre più velocemente. Qualcuno che crede ancora nel rock. Come noi. Ragazze anni ’80 figlie del cambiamento e impazienti di conoscere il mondo, che si ricordano ancora com’era quando la mamma non usava whatsapp.

L’Inverno ci sbatte in faccia quanto siamo cambiate negli ultimi 8 anni, con i nostri smkey-eyes e il nostro nomadismo intellettuale, mentre i 20 scorrevano veloci come il vento e la societá intorno a noi ribaltava completamente il nostro sistema di vita.

La Primavera ci immerge in un presente inafferrabile rispetto al passato, tra jet-lag, relazioni complicate, situazioni lavorative instabili, e un po’ di malinconia per tutto quello che non c’è più. Ma che siamo state l’ultima generazione a vivere davvero.

Arriveranno l’Estate e poi l’Autunno, a raccontarci quello che forse sappiamo già: siamo cresciute. E con le nostre palpebre impercettibilmente scese, come quelle di Rory, il nostro volto sorride di una consapevolezza nuova.

Siamo cresciute. E tutto sommato, è anche meglio di come ce lo eravamo immaginato. Ora riusciamo a vedere la musica quando la sentiamo.

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