Las Vegas – Vol.2

Da Elvis al Caesars Palace, tutto quello che non pensavi esistesse veramente!

Welcome to Las Vegas

Las Vegas è la stupefacente città del Nevada conosciuta anche come Sin City, Parco gioco per adulti d’America e Capitale mondiale dell’intrattenimento: immortale lo slogan what happens in Vegas stays in Vegas. Situata nel deserto del Mojave ha un’area metropolitana di 2 milioni di abitanti e un cuore pulsante che batte senza sosta sulla Strip, una delle strade più famose del mondo.

L’impatto

Arriviamo nel tardo pomeriggio di un fine Luglio rovente dopo circa 20 ore di viaggio: ci accolgono 43 gradi di squisito disagio climatico. Mettiamola così, se l’escursione termica tra gli ambienti chiusi e gli spazi aperti in America é considerevole ovunque, qui puó essere fatale.

Abbindolati dalle luci dell’aeroporto in cui ci sentiamo come se fossimo in un villaggio vacanze, prendiamo lo shuttle per il McCarran Rental Car Center, dove noleggiamo l’auto e seguendo le indicazioni del navigatore iniziamo a spostarci verso il centro. 

Il sole sta tramontando ed é impossibile non lasciarsi rapire dai colori caldi del deserto che circonda la cittá. Le ampie strade poco trafficate delle periferie che precedono il centro ci fanno sentire in un film. Tutto è nuovo, all’imbrunire, eppure giá conosciuto.

I semafori appesi nel mezzo degli enormi incroci. Le pompe di benzina fai da te con i piccoli minimarket così lontani dall’America ipertecnologizzata della Silicon Valley e così vicini a quella dei film visti e rivisti in tv, i grandi pick-up guidati da 16enni bionde e glitterate e le camice a fiori dei sosia di Homer Simpson che si portano a spasso sorseggiando Pepsi da 1 litro. L’impatto con l’entroterra americano è stato tanto vero quanto emozionante.

Persi in pensieri a metà strada tra E.T. e i Goonies, il luccichio degli specchi e dei neon intorno a noi ci riportano ad una dimensione cinematografica di livello avanzato: ed è subito Padrino parte II.

Frank Sinatra Drive, Dean Martin Drive, Desert Inn Road e Sunset Road: arrivare su La Strip e leggere i nomi delle strade intorno è un po’ come entrare in un negozio di dischi e capire perché il vintage è diventato leggenda.

Questo angolo di mondo fatto di follia e luci colorate è un concentrato di esagerazione e trasgressione in cui alcuni tra gli hotel più lussuosi al mondo accolgono ogni genere di turista: welcome to Las Vegas. Siamo dentro la magia.

Non racconteró della Las Vegas sciatta e disperata dei night e delle ragazze in perizoma dei club h24. Non parleró del numero non quantificabile di Elvis sulla cinquantina che colano fondotinta e dell’odore acre di erba ed eccitazione negli ascensori degli Hotel. Non racconteró del vizio in tutte le sue forme che prende vita sui tavoli da gioco, tra il Black Jack e le Roulette.

Abbiamo passato a Las Vegas un giorno e mezzo, probabilmente il giorno meno ordinario delle nostre vite, pieno di domande che non hanno trovato risposta e pieno di risposte a domande che non ci eravamo mai posti. Tipo: è davvero importante sapere che ora è…?

Alberghiamo su la Strip, all’estremitá Nord, cosa che ci faciliterà molto gli spostamenti e che ci farà completamente perdere la cognizione del tempo.

La strada più famosa d’America è lunga più di 6,5km, farla a piedi andata e ritorno, con le temperature del deserto è praticamente impossibile. Quindi, per non perdere tempo tra navette e mezzi pubblici, come nelle migliori follie americane, prendiamo un taxi e ci facciamo lasciare davanti al Caesars Palace.

Arriviamo di fronte al Caesars Palace che neanche Alan in Una notte da leoni. Non so cosa avessimo in mente di preciso, ma entrare nella parte è stato un attimo.

Marmi, colonne, androni imperiosi. Una grandezza immensa, un lusso ostentato, un ché di pacchiano in cui gli ospiti dell’Hotel si muovono perfettamente a proprio agio.

Chiunque può entrare, sedersi ai tavoli da gioco, fingersi qualunque cosa o comportarsi semplicemente da turista e fermarsi al piccolo shop dedicato a Una notte da Leoni proprio all’ingresso dell’Hotel.

Da qui parte il nostro viaggio nella Las Vegas parallela, quella del trip dei casinò, collegati gli uni agli altri con tanto di indicazioni stradali negli ampi corridoi che percorriamo tra i vari ambienti, fino a quando arrivamo – con una certa emozione – alle sale gioco del Bellagio.

Il Bellagio è Ocean’s Eleven. E’ Andy Garcia che dice a Julia Roberts “c’è sempre qualcuno che guarda, nei miei hotel”, è quel Claire de Lune di Debussy che accompagna l’estasi sui volti di George Clooney e Brad Pitt di fronte alle luci delle fontane. Muoviamo con il passo deciso di chi sa che cosa sta cercando. Varchiamo la soglia in uscita e percorriamo in discesa la rampa che porta al meraviglioso specchio d’acqua in cui si affaccia l’hotel.

Probabilmente una delle attrazioni turistiche più spettacolari di Las Vegas, le fontane del Bellagio vanno in scena ogni mezz’ora con uno show che dura circa 5 minuti. La danza sinuosa e ritmata degli altissimo getti d’acqua è entusiasmante e rapisce ogni ora decine e decine di turisti in cerca di refrigerio e meraviglia. Ci godiamo lo spettacolo fino alla fine…poi il caldo prende il sopravvento e terminato lo show scegliamo la meta più in degli ultimi anni: il Cosmopolitan.

Quando ho letto di un Casinò fatto di decine di migliaia di punti luce, in cui sorseggiare ogni genere di drink ho pensato che gli americani pur di vendere il sogno sarebbero disposti a raccontarti qualunque cosa. Poi sono entrata al Cosmopolitan. E ho visto modelle sorseggiare Bellini dentro un lampadario fatto di infiniti fili di swarowksy che a guardarli dall’alto sembrano sospesi nel vuoto, uomini d’affari firmare fogli sotto la luce ultravioletta dei giochi di luce che la trama elaborata lascia filtrare, barman fare follie con olive e cosmopolitan, appunto.

Superata la spettacolare installazione, iniziamo a sentire l’oramai familiare suono delle slot machine e ci sentiamo un po’ rock star, così, senza un motivo preciso, al punto che riusciamo perfino a fotografarci vicino ai tavolo da gioco, più per il gusto di fare l’unica cosa che a Las Vegas è veramente vietata che per il ricordo in sé🤟

Nel tentativo di uscire dal Cosmopolitan, perché rimane vero che questi posti sono dei labirinti infernali da cui uscire risulta praticamente impossibile, ci ritroviamo nell’uscita riservata agli autoveicoli.

Senza una meta, ci accodiamo ad una squadra sportiva giovanile – presumibilmente di basket vista l’altezza degli atleti – nella certezza il gruppo trova sempre una soluzione. E infatti seguendoli con fare furtivo, ci siamo ritrovati dall’altro lato della Strip, all’altezza del fantastico negozio della CocaCola, che per definizione significa felicitá.

Completamente in balia di Las Vegas, tra un selfie con la grande M&M’s gialla e l’acquisto dell’iconica maglietta all’Hard Rock Cafè – pieno di connazionali nostalgici degli anni ‘90 – ci godiamo il tramonto sul New York New York, e assistiamo all’incanto della città che piano piano si accende e colora l’afa di stupore e meraviglia.

Non sappiamo quanti addii al celibato si festeggeranno stanotte, se qualcuno sbancherà il Flamingo e qualcun’altro si ritroverà addormentato negli ascensori del Mirage.

All’MGM Grand, c’è Lady Gaga live in Vegas.

Esiste un posto più adeguato alla sua Poker Face…?

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