Appunti

Momenti di vita vissuta tra una fila alla cassa una fermata di metro.

Pensieri interrotti dal suono della campanella nella scia bianca del gesso che scorre sulla lavagna, mentre il vento sfoglia titoli di giornale sotto la panchina di un clochard.

Realtà sociale in un involutivo costante divenire, momenti in bianco e nero in cui ogni colore sarà stato una sensazione, ogni indumento sarà stato un ricordo, ogni sorriso sarà stata un’emozione. Ogni breaking news, la preghiera per meno vittime possibili.

La crisi. L’Italia che non ce la fa. Il pessimismo che paralizza le coscienze. Salvini.

Poi ci sono quelli come noi, che si alzano tutte le mattine alle 7.00 (ma anche alle 6.00, e qualcuno anche alle 5.30) per andare a fare i commessi la domenica in qualche Footlocker del centro, gli operatori in qualche call center di Tiburtina. I consulenti sottopagati per qualche agenzia del nord Italia. Gli infermieri precari in qualche clinica privata. Gli impiegati tristi full-full time in qualche multinazionale. I giovani supplenti ammazzati dal turn-over del precariato scolastico. Le babysitter di qualche bambino viziato. Gli operai in qualche stabilimento sempre più automatizzato. I dottorandi dell’inferno universitario. Perchè l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sugli stagisti.

L’Accademia della Crusca, che quando è uscito Lo Hobbit a momenti gli editoriali delle maggiori testate a spiegare perchè LO Hobbit. Petaloso e #occidentaliskarma.

Poi ci sono quelli come noi, che evitano di fare gli intellettuali. Magari perchè non lo sono. Magari perchè non gli interessa farlo. Magari perchè hanno capito che la gente ha le sue miserie, e sentire te che dai lezioni anche no. Quelli che conoscono bene il congiuntivo, e anche un paio di altre lingue se è per questo, ma di tanto in tanto preferiscono usare l’imperfetto, perchè è più alla mano. Perchè quelli “difficili” come noi, spesso, sono troppo qualificati. E non si sa come, sempre anche troppo poco qualificati.

Siamo i puri, che leggiamo il Corriere della Sera e ascoltiamo Vasco con la stessa concentrazione. E guardiamo Game of Thrones come un album di famiglia e viviamo House of Cards come la nostra rivincita. Perchè la musica è una cosa seria. E l’Italia anche. Ma Grande Inverno di più. E Frank Underwood è un mito.

Renzi e i suoi Happy days, Grillo e il suo fans-club, Salvini. Mafia Capitale, mortacci loro, che manco un telefilm. Salvini.

Poi ci sono quelli come noi, spesso nati negli anni ’80 ma anche prima, e anche dopo. Che si ricordano esattamente l’espressione sul volto del padre quando hanno assassinato Falcone, che non sanno cosa sono le Dogane perchè ricordano a stento il Muro di Berlino, che hanno visto in diretta le Torri Gemelle che crollavano. Che sono andati all’Università e mentre eravamo là il nostro mondo è stato capovolto. Noi che a promettercelo il futuro sembrava nostro “e poi ce l’han tolto ci han detto scusate e così sia”. Noi che non meritavamo l’incertezza, non meritavamo la paura. Non meritavamo un non-futuro.

Perchè c’è la crisi. Ci sono gli immigrati, ci sono le tasse, i foreign fighters, Donald Trump e forse è vero, c’è Salvini.

Ma poi ci sono quelli come noi. Disoccupati, inoccupati, licenziati, precari, delusi, traditi, esodati, sfruttati, sottopagati, che nonostante la crisi, Er Nero e l’Isis, speriamo, crediamo, lottiamo, scazziamo, amiamo, tifiamo, vinciamo, perdiamo, cantiamo, fumiamo, emozioniamo, commuoviamo, perdoniamo, cadiamo, ci alziamo, piangiamo, ricominciamo, v i v i a m o.

L’Expo, il Giubileo Straordinario, la Brexit. La Merkel e Bruno Vespa. Salvini.

Ma alla fine ci siamo ancora noi, che vediamo morire Valeria Solesin, Giulio Regeni, Fabrizia Di Lorenzo, e ci chiediamo che in che mondo daremo la vita ai nostri figli, e perché questa nostra generazione sia destinata a soffrire così tanto, in ogni modo. In ogni luogo. Figli di un tempo sbagliato. Viandanti di posti bui e inquieti, lontani dai cortili in cui giocavamo da bambini. Eppure ancora espressione di quel pezzo di mondo che la mattina può guardarsi allo specchio senza abbassare lo sguardo, ultimo manifesto di un’Italia che ci crede e che resiste. Che vive di sguardi ancora sfrontati.

Perchè si puó vedere al buio con quegli occhi li.

E se mai dovessimo cadere..allora che ti devo dire, come dice Luciano, cadremo ballando. E avremo fatto in modo che ne sia valsa comunque la pena.

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