Viaggi

Il Viaggio era uno dei temi più gettonati alla maturità all’inizio degli anni 2000. Dante, Ulisse, il decadentismo e la trinità letteraria Pirandello – Baudelaire – Oscar Wilde, e poi Gauguin..v i a g g i o..ché senti Muccino dire “Andare andare andare andare…” ed Elio Germano gridare ” Sì ma dove..? D O V E…!?!?”. Perchè iniziare il liceo con Come te nessuno mai e finirlo con Che ne sarà di noi, soprattutto quando questi film fermano un momento che è il tuo beh, può avere effetti devastanti. Anche in termini di aspettative. Ma  questo è un altro discorso:)

Avevo avuto la fortuna di muovermi moltissimo fino a quel momento. E stavo iniziando a capire che viaggiare non era solo vedere posti nuovi. Con gli anni, tuttavia, ho realizzato che non era proprio così per tutti, e questo mi ha portato nel tempo ad identificare tre macro-aree di viaggiatori medi e senza troppe pretese, in cui riesco ad imbattermi con una certa regolarità.

La prima: i viaggiatori che osservano e analizzano gli utenti di TripAdvisor per capirci. A loro non la si fa e che Dio li abbia in gloria per la conoscenza che gratuitamente mettono a disposizione delle masse. Non sembrerebbe, ma sono in mezzo a noi. Hanno un colorito sano, sono alla mano e ti condividono tutti i loro magic-links, ma a t t e n z i o n e: sono gli stessi che mettono una sola stellina su Amazon perchè il pacco è arrivato 1 giorno dopo la data prevista. Occhio quindi, e maneggiare con cautela. Sono la corrente educata del fenomeno antropologico nato nelle classi di Oxford nell’Inghilterra Vittoriana e divenuto noto come la Bello l’armadio, bella la boiserie, ma io ‘nte pago Concept Attitude. Ottimi organizzatori e strepitosi argomentatori se non sei come loro è impossibile pensare di riuscire a passare insieme anche solo una mezza giornata a Ostia. Hanno la possibilità di organizzarsi per tempo, sono quelli che riescono sempre a trovare il miglior rapporto qualità-prezzo, soluzioni vicine alla metro e in quartieri con una “ricca scelta di ristorantini locali”. Non ce li vedi proprio a cercare parcheggio sotto il sole a mezzogiorno solo perché a te, una domenica mattina qualunque, ti è venuta voglia di mare. Per questo motivo, sono poco inclini a cogliere le sfumature sociali del vociare scomposto nella stradina sotto l’albergo e non si sa come sono sempre nella stanza in cui si sente il rumore del condizionatore. Non tollerano che la cabina doccia sia così piccola e dopo ogni viaggio rimangono basiti dal wifi in tutti i locali. E questi particolari li colpiscono talmente tanto che è quasi tutto quello che sanno raccontarti al ritorno dal viaggio. Magari amano Goya e si sono fatti tutte le tapas del centro (perchè qualche selfie su fb se lo concedono pure loro) ma niente, loro hanno un blocco emotivo di fronte a certe priorità e non si può biasimarli. Grazie a loro tu farai un viaggio migliore in fondo. Perché quando all’ennesimo “Sì ok ma quindi ti è piaciuta Madrid?” senti il solito “Mah carina, però niente di che” sai che è giusto concedere alla città il beneficio del dubbio e tentare di persona nella certezza che probabilmente stavano pensando alla cortesia del personale.

La Seconda macro-area: quelli che come viaggiano loro nessuno mai, appunto (gli Instagram +2k followers). La conversazione solitamente inizia con incredibili racconti di discoteche dai pavimenti luminosi  “che non te l’aspetti proprio in una città così” e prosegue amabilmente con i cocktail da urlo e la musica che tutto sommato non era male. Formidabili intrattenitori e appartenenti alla categoria del #fuoricèilsole questi hanno di solito un’età compresa tra i 22 e i 27, oppure tra i 45 e i 52. Tu e i tuoi 30 anni vorreste sapere com’è la città vecchia, quali sono le sensazioni che ti trasmette la città nuova, che aria si respira nel cuore boemo d’Europa, ma loro sono lì che “poi guarda, quel ristorante che sta li tra Kiko e la Nike fa una carne che manco a dirlo, pazzesca proprio, guarda le foto!!”. Tu, ingenuo figlio degli anni ’80, sufficientemente giovane da essere fiero esponente della prima generazione di Millennials e sufficientemente maturo per sapere com’era quando andavi in gita a 12 anni con le kodak usa e getta, per un attimo, ci credi. Pensi di poterti fare un’opinione tua, le foto sono foto. Insomma: carta canta, anche se sono pixel!! E non ti scomponi certo al primo piccione, ci può stare dai. Il brindisi con i drink..vabbè dai la prima sera..la città di notte-notte al buio proprio..il gattino “che aveva degli occhi verdi bellissimi vedi?” sdraiato su quello che sembrerebbe essere il famoso Ponte della città e ovviamente il pavimento colorato della discoteca..ecco, in quel momento senti il rumore della crepa nel ghiaccio quando Scrat toglie la nocciola e il sorriso di circostanza che prende possesso del tuo viso potrebbe lanciarti a Hollywood come guest star in American Horror Story : “ma che non ti piacciono???” “NOOO MA CHE SCHERZI..!!..solo che ecco..io..ma..” Ed è lì, quando sentono i battiti del tuo cuore straziato mentre inizi a manifestare i sintomi di un attacco epilettico che si voltano, calano le palpebre a mezz’asta e con l’aria di chi sa stare al mondo “..poi vabbè è normale che il Castello di Praga è carino..” ps…#ahscusa.

Terza macro-area: quelli che viaggiano con la mente e quando sono là, vivono. Questi sono i sognatori. Quelli che programmano un viaggio per tutta la vita o per un’intera ora, ché per loro ha la stessa importanza. Quelli che hanno un’idea precisa  o magari non ce l’hanno proprio.  Sono quelli che sanno che si vive all’estero, si programmano escursioni, si definiscono tappe e tragitti, vacanze, weekend talvolta ore strappate ad una routine scandita dall’attesa della fuga, che in quanto programmata non è mai veramente tale. Gli stessi che hanno capito, però, che viaggiare è un’esperienza mentale ed extra-corporea ancora prima che fisica e concreta. Ché viaggiare, è coinvolgere veramente il tempo e lo spazio stando fermi. Risolvono qualunque problema di pulizia con un asciugamano portato da casa e steso sul cuscino, l’hotel non è mai il punto. Loro devono “andare, andare, andare…” non possono perdere tempo a contare quanti tipi di marmellate ci sono a colazione. Rimangono convinti della superiorità storica e culturale di alcune città su altre, eppure le rispettano tutte, perché ognuna a modo suo offre peculiarità uniche a chi sa come guardarle. A chi sceglie di viverle. Scattano foto che condividono per trasmettere agli altri la propria emozione e quando tornano ti portano nel loro mondo e ti fanno venire venire voglia di partire anche tu.

Perchè il viaggio parte da lontano. Inizia quella volta che stai passeggiando per strada e un sapore ti manda in Medio Oriente o vedi una stoffa che ti rapisce in India. Entra nel vivo quando assaggi il solito cocktail e intorno a te senti ballare Rio. Si concretizza tutte le volte che alzi lo sguardo e sei veramente sotto il cielo del Connemara. Guardi la sabbia di Fregene ma sai che quelli sono i gabbiani di Miami. Assaggi un gelato, chiudi gli occhi, e in qualunque parte del mondo ti trovi l’aria di Roma ti accarezza il viso mentre senti gli stranieri che lanciano monetine a Fontana di Trevi. E non importa se sei sull’A1 o sull’A14, perchè se Bob Dylan canta Like a Rolling Stone altro che Marche, tu vedi la Death Valley. Il viaggio parte così, nella tua mente, very low-cost e non delude mai. Perché arrivi ad Amsterdam e pensi solo a quanti colori brillano sotto il suo cielo grigio. Passi per Dublino e realizzi che Temple Bar forse sparisce di fronte a Trastevere, ma quanta vita, che musica, che popolo accogliente. Vedi Berlino con cadenza regolare, e ogni volta la ritrovi diversa. Arrivi a Barcellona e non riesci a spendere 4 giorni in spiaggia a Barceloneta, perchè la vista della città in quel posto a metà strada tra il sogno e la veglia, lì nel Parc Guell sotto le tre croci di Gaudì ti porta in mondi in cui solo la fantasia riesce forse a ritrovare la strada di casa. E l’America chi ci è stato veramente non la saprà mai raccontare davvero, perchè le parole sono troppo piccole per descrivere un posto così grande.

Esistono i posti visitati e i posti raccontati. Perché è così che si impara a viaggiare in un piccolo cinema di SanPaolo quando scuola è okkupata. E’ in quell’impercettibile vuoto tra le due condizioni che la mente trova il guizzo di volare zingara da qualche parte, coi polsi incatenati di bracciali, girovaga per i boschi delle Fiandre, sotto un cielo ottanio incorniciato di cirri di porpora e d’oro. Scalza in riva al fiume con la lunga gonna rossa alle caviglie e gli occhi del colore delle querce. Che se potessero, fotograferebbero ogni attimo. Perché un viaggio è un’emozione.

Sempre.

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