Belfast, la città dura

Sospesa tra un tempo passato e un presente che deve ancora venire, Belfast è una città che ha il sapore dell’acciaio. Lo avverti subito arrivando. Unica in Europa per la sua dimensione sociale e culturale, ti proietta in un momento spazio-temporale che fai fatica a mettere a fuoco. Si respira un’aria diversa negli ampi stradoni semi vuoti del centro la domenica mattina. Si percepisce qualcosa di irreale per le vie dei Troubles, nelle periferie dell’Impero. È una città dura, d’acciaio. Lo stesso che riveste ad ampi specchi lavorati il Museo del Titanic, che a Belfast fu costruito e visse probabilmente gli ultimi veri attimi di gloria diventando fonte di sostentamento per ben 3mila famiglie.

Museo del Titanic – Belfast

Arriviamo un Sabato pomeriggio di Settembre inoltrato. Siamo in Irlanda da un po’, e non ci mettiamo molto a capire che questa Irlanda non è la stessa. E che non è un caso, forse, se Irlanda del Nord ancora prima di essere una collocazione geografica è un’espressione che crea un certo moto d’animo nella nostra mente.

Passiamo il tardo pomeriggio ad aspettare il crepuscolo, cercando una vitalità a noi più familiare tra i negozi del centro. Ma sono le 18.00, sta chiudendo tutto, e ci sono poche persone in giro. Alberghiamo all’Ibis di Castle Street per due notti soltanto, e tornando verso l’hotel assistiamo increduli allo spettacolo di una città che prende vita e si accende lentamente, nei colori , nei toni e nelle risate scomposte dei giovani per strada.

Tutto sembra normale. Ma non lo è. C’è qualcosa di profondamente stonato negli schiamazzi che arrivano dalle strade già prima di cena. Qualcosa di tristemente sguaiato nell’odore di alcol fuori dai pub e di decisamente stridente nei quarantenni con la bottiglia in mano che si schermiscono sui marciapiedi. Pochissime le donne in giro.

Improvvisamente, intorno alle undici, come fosse un circo alla chiusura del sipario, il carrozzone che ha preso vita davanti a noi inizia a spegnersi. Sul paese dei balocchi cala un silenzio surreale. In lontananza risate grasse che fanno eco tra i palazzi. Rientriamo in Hotel cercando di non prestare attenzione ai pochi personaggi che incrociamo nel tragitto.

L’impatto forte con un posto da cui non sapevamo cosa aspettarci ci ha lasciati perplessi, ma ci ha inesorabilmente incuriositi. Essere in Europa e sentirsi così lontani da casa e dal nostro tempo è stata una sensazione che vogliamo capire più a fondo. Per questo motivo passiamo la mattina successiva in cerca dei simboli della città e delle sue vie più famose.

City Hall, Donegall Square – Belfast

In Donegall Square ci troviamo di fronte all’imponente City Hall, il municipio della città, che con le sue 4 torri caratterizza lo skyline del centro. L’edificio vittoriano, a cui è possibile accedere gratuitamente tutti i giorni, è stato inaugurato nella sua funzione nel 1906, ed è caratterizzato dalle inconfondibili cupole di rame rivestite di verde.

Ma le vie del centro, stando alla guida, sono insolitamente vuote. Non abbiamo timore, tuttavia la sensazione irreale e l’atmosfera densa che abbiamo attorno ci spinge a muovere rapidamente verso le vie dei troubles, per toccare con mano quel pezzo di storia che ha irrimediabilmente segnato il carattere della città e del Paese intero.

Downtown – Belfast

Avevo letto molto su Belfast prima di arrivare. Lo spirito promozionale con cui si parla di una città che ha voltato pagina negli ultimi 20 anni confonde il turista che 20 anni fa era troppo piccolo per notare la differenza col presente o troppo giovane per comprendere in che modo lo spirito di questa terra di confine sia stato segnato dagli scontri tra cattolici e protestanti, quelli di cui si sentiva solo qualcosa al TG nei primi Anni ’90 tra una tangente e un’attentato.

Se la Storia delle città Europee ha trovato una collocazione definitiva nella memoria collettiva, quanto accaduto a Belfast a metà degli Anni ‘80, mentre molti di noi nascevano, è una ferita acre che puzza ancora di disinfettante e che è rimasta cicatrizzata in maniera evidente.

Ce ne accorgiamo inesorabilmente a Shankill Road, a Falls Road e nelle strade circostanti la zona della Peace Lane, il vero elemento differenziale di Belfast.

Nata come barriera di separazione tra i repubblicani cattolici e gli unionisti protestanti, la Peace Lane aveva l’obiettivo di ridurre al minimo, e possibilmente di annullare, gli scontri armati tra le due fazioni. I muri coprono un’area totale di circa oltre 30km, e si configurano spesso come vere e proprie cinte di contenimento: cemento, filo spinato, mattoni ma anche acciaio. Alcune hanno cancelli che consentono il passaggio di giorno, ma rimangono comunque chiuse nel corso della notte. In epoca più recente si è discusso a lungo sulla possibilità di rimuoverle definitivamente. Un’indagine del 2011 ha tuttavia rilevato che oltre il 70% dei residenti continuano a considerarle un efficace metodo di salvaguardia da possibili incursioni violente e che oltre il 40% dei giovani tra i 18 e 35 anni non è mai entrato in contatto con i coetanei della zona confinante.

E’ probabile che quest’area della città sia quella che più di tutte merita di essere visitata. Se la zona di Falls Road restituisce forte la sensazione del bisogno di pace con murales di stampo pacifista e fraternizzante, la zona di Shankill Road permette invece di toccare con mano la violenza che ha permeato questa parte di mondo, con disegni forti che quasi sempre rimandano all’immagine del conflitto armato.

Come si cresce con la storia d’Irlanda davanti alla porta di casa? Come si vive con un fratello o un padre, uno zio o un figlio tra i 3.500 morti dello scontro? Come si coltiva la pace su un confine affogato nel sangue?

Due giorni sono veramente troppo pochi per assimilare un ambiente così complesso eppure così inspiegabilmente immediato. Il giorno della partenza mi sono scritta una cartolina che uso come segnalibro.

Cartolina da Belfast

Belfast irreale. Belfast deserta on sunday morning, Belfast in guardia e pesante di storie di strada. A noi è piaciuta così, a ovest. Nelle strade dei Troubles e del Conflitto Nord-Irlandese, dove 30 anni di scontri sono ancora nell’aria e anche i muri parlano di Storia a Shankill Road.

West Belfast – Belfast

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